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Siamo quello che pensiamo

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Ogni individuo ha un proprio modo di stare al mondo, approcciare la vita e quindi essere felice.

Le conferme giungono da numerose ricerche, in particolare quella pubblicata su Nature Genetics secondo la quale la felicità di una persona dipende il 20% dai geni, cioè da ciò che abbiamo ereditato dai genitori rispetto alla capacità di recepire la felicità; il 10% da fattori esogeni come il denaro, l’aspetto fisico, lo status sociale; il 70% viene determinato da come pensiamo, agiamo e reagiamo agli avvenimenti della vita.

Emerge quindi un aspetto di enorme importanza, possiamo imparare ad essere felici.

Il primo passo è porsi alcune domande: “Perché molte volte non sono felice? Quali pensieri abituali, parole e azioni non mi permettono di esserlo? Quali strumenti e tecniche posso invece apprendere per allenarmi ad essere felice?

Un concetto nuovo e positivo è che la felicità si può costruire, non si è per questo mai troppo giovani o troppo avanti con l’età per edificarla. Tutti noi possiamo avere una qualità di vita migliore se iniziamo da subito a modificare i pensieri negativi giudicanti nei quali molto spesso restiamo impigliati, decidiamo di cambiare quelle abitudini quotidiane che non ci danno più soddisfazione, acquisiamo nuovi schemi mentali più funzionali e corrispondenti ai nostri reali bisogni.

 Dopo questa breve riflessione vi saluto con una frase di Roberta Bartolucci, autrice del libro “Imparare la felicità”:

“Poiché non esistono formule magiche, non possiamo acquistarla, e i fattori per essere felici sono personali, l’unico metodo per imparare ad essere felici è riuscire a individuare quali sono le situazioni e i comportamenti più comuni che aiutano tutte le persone ad avvicinarsi o ad allontanarsi dalla felicità”.

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Ogni individuo ha un proprio modo di stare al mondo, approcciare la vita e quindi essere felice.

Le conferme giungono da numerose ricerche, in particolare quella pubblicata su Nature Genetics secondo la quale la felicità di una persona dipende il 20% dai geni, cioè da ciò che abbiamo ereditato dai genitori rispetto alla capacità di recepire la felicità; il 10% da fattori esogeni come il denaro, l’aspetto fisico, lo status sociale; il 70% viene determinato da come pensiamo, agiamo e reagiamo agli avvenimenti della vita.

Emerge quindi un aspetto di enorme importanza, possiamo imparare ad essere felici.

Il primo passo è porsi alcune domande: “Perché molte volte non sono felice? Quali pensieri abituali, parole e azioni non mi permettono di esserlo? Quali strumenti e tecniche posso invece apprendere per allenarmi ad essere felice?

Un concetto nuovo e positivo è che la felicità si può costruire, non si è per questo mai troppo giovani o troppo avanti con l’età per edificarla. Tutti noi possiamo avere una qualità di vita migliore se iniziamo da subito a modificare i pensieri negativi giudicanti nei quali molto spesso restiamo impigliati, decidiamo di cambiare quelle abitudini quotidiane che non ci danno più soddisfazione, acquisiamo nuovi schemi mentali più funzionali e corrispondenti ai nostri reali bisogni.

 Dopo questa breve riflessione vi saluto con una frase di Roberta Bartolucci, autrice del libro “Imparare la felicità”:

“Poiché non esistono formule magiche, non possiamo acquistarla, e i fattori per essere felici sono personali, l’unico metodo per imparare ad essere felici è riuscire a individuare quali sono le situazioni e i comportamenti più comuni che aiutano tutte le persone ad avvicinarsi o ad allontanarsi dalla felicità”.

Pubblicato il 15/10/2017 alle ore 16:31 da stefanoragazzoni@hotmail.com

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